La sindrome di Stoccolma

La sindrome di Stoccolma è un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla sindrome, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Tradotto in soldoni, l’abusato s’innamora dell’abusante.

Trasponendo il concetto nella nostra comunità, possiamo dire che l’attuale maggioranza soffre di una parasindrome di Stoccolma.

Ma veniamo ai fatti.

Iniziano i lavori di realizzazione di “servizi cimiteriali” adiacenti al cimitero comunale, il concessionario dell’opera commette un palese abuso sotto gli occhi di tutti, compreso chi dovrebbe controllare, ma tutti fanno finta di niente. Succede che poi, qualcuno, sotto illuminazione divina (o legale), solleva la questione e si arriva dopo svariati anni al primo segno di apparente ribellione e di rivalsa: Si abbatte una gru. Ma la gru non è solo un pericolo fisico e smontarla fa ben sperare.

Intanto passano due anni, non due giorni, e cosa succede? Ad opera della maggioranza, la stessa che con l’impegno dell’allora assessore BASSANI aveva smontato la gru, si procede all’acquisizione del “mostro” che accoglie chiunque arrivi in paese.

Se non fosse per dei “piccoli particolari” che per inettitudine amministrativa o per”esigenze elettorali” vengono nascosti alla cittadinanza, l’azione sembrerebbe meritoria ma… Una maggioranza che dimentica di fornire gli elementi di valutazione dell’impatto ambientale, urbanistico e idrogeologico e che, a conferma della mancanza di lungimiranza amministrativa, dimentica di presentare un progetto che giustifichi il rapporto costo-benefici, non può essere essere apostrofata come “scordarella”. Non sono mancanze di poco conto, anzi…

Se poi ci mettiamo che, così come ammesso in assise, per mancanza di fondi, l’opera non vedrà la luce prima di 20 anni…

Tutto questo si conclude con una “cortesia” a chi ha commesso l’abuso e che in teoria dovrebbe sostenere i costi di demolizione del manufatto, a scapito della cittadinanza che dovrà sostenere tutti i costi di progettazione dell’ennesima opera che non vedrà mai luce e della futura demolizione di uno scheletro che tra 20 anni (almeno) sarà inservibile.

L’abusato si sottomette all’abusante e con esso instaura una solidale alleanza.

Dalla “Sindrome di Stoccolma” alla “Sindrome di Marcellina”, il passo è breve.

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